Cheyletiellosi o “Forfora che cammina” – le parassitosi

Cheyletiellosi o “Forfora che cammina” – le parassitosi
28 gennaio 2016 DERMALIAS

Forfora che cammina: cos’è , come si manifesta e qual è la causa

Gli acari del genere Cheyletiella: cosa sono

Gli acari del genere Cheyletiella spp. sono parassiti adattati a vivere sulla superficie cutanea di cani, gatti e molti altri piccoli mammiferi.

La Cheyletiella causa di una dermatite molto pruriginosa e altrettanto contagiosa. L’acaro è più grande rispetto ad altri acari, l’adulto raggiunge dimensioni da un terzo a mezzo millimetro tanto che è possibile vederlo con l’aiuto di una lente d’ingrandimento. Per questo popolarmente la Cheyletiellosi è denominata “forfora che cammina” , infatti sulla cute dorsale del cane o del gatto infestato si può osservare come una piccola squama che si muove tra i peli dell’animale. Il corpo dell’acaro ha forma esagonale ed ha quattro paia di arti.

Questo parassita è caratterizzato dalla presenza di uno sviluppato apparato buccale fornito due grossi uncini contrapposti che l’acaro utilizza per scavare gallerie e fare uscire il liquido che nutre l’epidermide di cui anch’esso si nutre.

Gli acari del genere Cheyletiella: quante specie

Le tre principali specie di Cheyletiella sono : la C. yasguri, la C. blakei e la C. parasitivorax infestano rispettivamente il cane, il gatto ed il coniglio, pur non essendo strettamente specie-specifici.

Gli acari del genere Cheyletiella: il ciclo riproduttivo

L’acaro compie l’intero ciclo sull’ospite vivendo tra le lamelle di cheratina dello strato corneo e movendosi in superficie o in canali tra le lamelle cornee e nutrendosi di liquidi e fluidi dell’ospite. Le uova delle femmine sono piccole e ovali e vengono ancorate ai peli dell’animale. Il ciclo riproduttivo dura circa 21 giorni, le femmine adulte sono in grado di resistere nell’ambiente esterno per circa 10 giorni senza alimentarsi, mentre le forme ancora immature non sopravvivono che pochi giorni al di fuori dell’ospite.

Gli acari del genere Cheyletiella: le modalita’ di contagio

Si pensa tuttavia che la perdita di uova o anche di acari adulti con la caduta del pelo sia una delle cause di reinfezione o disseminazione della parassitosi.

Questa parassitosi è un tipo di rogna molto contagiosa, specie tra gli animali giovani e può contagiare anche le persone in contatto.

La Cheyletiellosi infatti è una zoonosi cioè può infestare anche l’uomo sebbene per un periodo di tempo limitato. Infatti l’acaro si adatta a sopravvivere sull’uomo causando una dermatite papulare pruriginosa di varia estensione ed intensità. Di solito si tratta di casi in cui più membri di una famiglia accusano prurito e dermatite e la diagnosi di zoonosi può essere fatta solo se è presente nell’ambiente domestico un animale con gli stessi sintomi dell’uomo.

La trasmissione avviene per contagio diretto da animale ad animale ma talvolta anche indiretto per contatto con scaglie e peli disseminati nell’ambiente da animali infetti.

Forfora che cammina: come si manifesta

La sintomatologia clinica è variabile nei cani e gatti infetti e può manifestarsi in forma asintomatica o con una dermatite intensamente pruriginosa. Inizialmente nella maggioranza dei cani infestati sono osservabili scaglie biancastre e secche sul dorso. Nel gatto questo segno clinico può passare inosservato data l’abitudine di questa specie di toelettarsi accuratamente. Più facilmente in questi soggetti si osservano alopecia e piccole croste dorsali (dermatite miliare).

I gatti inoltre possono manifestare tutti i quadri clinici secondari al prurito e al grattamento quali l’alopecia simmetrica, il grattamento sul collo e sulla faccia, placche eosinofiliche e granulomi lineari.

L’intensità del prurito in alcuni cani e gatti non è proporzionale al grado d’infestazione e questo suggerisce che il parassita possa indurre fenomeni di ipersensibilità. Come conseguenza si notano lesioni da autotraumatismo.

Forfora che cammina: diagnosi , diagnosi differenziale per esclusioni e cura

La diagnosi della Forfora che cammina

Sebbene la diagnosi dovrebbe essere confermata con la visualizzazione dell’acaro e/o delle sue uova, questo non è sempre possibile in particolare nei gatti. Le tecniche utilizzate per la diagnosi sono l’esame dermoscopico diretto o la visualizzazione microscopica del parassita o delle uova nei preparati ottenuti per raschiato o prelievo con nastro adesivo dalle aree cutanee interessate. Poiché gli animali che hanno molto prurito, specialmente i gatti, possono ingerire i parassiti e le loro uova può essere utile anche eseguire un’esame delle feci.

La diagnosi differenziale per esclusione della Forfora che cammina

Quando i sintomi non sono specifici e l’unica manifestazione è la presenza di scaglie devono essere inclusi nelle diagnosi differenziali i difetti di cheratinizzazione primari nei cani giovani,    gli stati nutrizionali carenziali, la leishmaniosi; quando invece il prurito è presente si devono escludere malattie parassitarie quali le rogne sarcoptica e notoedrica, pulicosi o dermatite allergica alla pulce.

Poiché nei gatti la cheyletiellosi è caratterizzata da una grande varietà di manifestazioni cliniche, nel corso dell’iter diagnostico è necessario escludere soprattutto la dermatofitosi e le altre malattie allergiche e parassitarie.

La cura della Forfora che cammina

Il trattamento si esegue applicando prodotti contenenti acaricidi e tra questi si può scegliere tra applicazioni locali di fioroni, benzoato di benzile, lo zolfo colloidale. In particolare si consigliano i trattamenti con lo zolfo attivo colloidale (SULFUR BIOS), ben tollerato dall’animale, non tossico e sostenibile per l’ambiente. Specialmente nei gatti è consigliabile applicare un collare elisabettiano per evitare l’ingestione del prodotto locale applicato. In alternativa si possono utilizzare terapie sistemiche con lattoni macrociclici quali selamectina o milbemicina.

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