Pemfigo Foliaceo del cane e gatto

Pemfigo Foliaceo del cane e gatto
29 gennaio 2016 DERMALIAS

Pemfigo Foliaceo del cane e gatto: cos’è, come si manifesta e qual è la causa

Pemfigo Foliaceo: cos’è

Pemfigo è un termine che deriva dal Greco e che significa vescicola o bolla. Lo si usa infatti per definire alcune malattie bollose a carattere autoimmune.

Anche il Pemfigo Foliaceo di cani è gatti è da considerarsi come malattia autoimmune cioè una malattia dove si formano, in modo anomalo, degli autoanticorpi diretti contro componenti delle cellule epidermiche che , come conseguenza, si separano le una dalle altre (acantolisi) dando origine a pustole.

Pemfigo Foliaceo: quali sono i fattori predisponenti

Sono considerati fattori predisponenti la predisposizione genetica degli animali e questo spiega perché alcune razze siano più predisposte di altre, e la somministrazione di alcuni farmaci che sarebbero in grado di legarsi a strutture specifiche delle cellule epidermiche facendole diventare il bersaglio degli anticorpi. L’esposizione ai raggi UV, inoltre, è considerato un fattore di esacerbazione della malattia.

Pemfigo Foliaceo del cane e gatto: come si manifesta

Il Pemfigo Foliaceo è una malattia pustolosa che causa lesioni simili nel cane sia nel gatto; tuttavia la distribuzione e l’evoluzione di queste lesioni è differente. Nel cane sono osservabili pustole grandi che evolvono in croste color miele e aree di alopecia. La distribuzione delle lesioni è simmetrica e le sedi maggiormente colpite sono la faccia, i padiglioni auricolari (figura 1) e i cuscinetti plantari che si presentano inspessiti e fissurati.

Figura 1

Nel gatto il Pemfigo Foliaceo è meno frequente rispetto al cane e non vi è predisposizione di razza. Le pustole sono raramente visibili e le lesioni più comuni sono rappresentate da croste focali sulla faccia, sui padiglioni auricolari (in figura 2, foto prima – in figura 3, dopo la terapia) e intorno ai capezzoli.

Figura 2

Figura 3

Le pliche ungueali sono un’altra sede frequentemente coinvolta e in questo caso è possibile osservare la presenza di accumulo di materiale caseoso (simile a formaggio molle) in sede periungueale costituito da granulociti neutrofili e cellule epidemiche isolate.

Il prurito è presente nella maggior parte dei gatti colpiti mentre è meno frequentemente riportato nei cani. Nel pemfigo foliaceo del cane e del gatto è decisamente raro il coinvolgimento delle mucose.

Pemfigo Foliaceo del cane e gatto: diagnosi e cura

La diagnosi del Pemfigo Foliaceo

Il Pemfigo Foliaceo deve essere differenziato da atre malattie cutanee pustolose in particolare:

  • Demodicosi pustolosa
  • Pioderma superficiale
  • Dermatofitosi
  • Eruzione da farmaco
  • Leishmaniosi

L’accertamento diagnostico più eseguito è l’esame citologico dell’essudato. Esso consiste nel prelevare un campione di essudato, di solito raccolto dal di sotto una crosta, spalmarlo su un vetrino da microscopio e colorarlo. Il reperto tipico è l’osservazione di un tappeto di granulociti neutrofili (pus) e alcune cellule dello strato spinoso dell’epidermiche (cellule acantolitiche) che si riconoscono perché grosse, tonde e a differenza di quelle degli strati più superficiali, mantengono il nucleo.

Purtroppo in medicina veterinaria non sono disponibili test su sangue affidabili per identificare gli autoanticorpi responsabili della malattia e l’esame istologico è necessario per confermare la diagnosi di pemfigo foliaceo nel cane e nel gatto.

La cura del Pemfigo Foliaceo

La terapia si basa sull’uso del cortisone a dosaggi immunosoppressivi. Di norma si utilizza il Prednisolone a dosi elevate fino ad ottenere la remissione della malattia e poi si scala il dosaggio per il mantenimento dell’effetto ottenuto.

Poiché le infezioni batteriche secondarie sono una complicazione frequente si consiglia, almeno nelle fasi iniziali, di associare una terapia antibiotica di supporto. Poiché il Pemfigo Foliaceo è una malattia cronica e richiede una terapia immunosoppressiva prolungata può essere utile associare al cortisone alcuni farmaci immunosoppressivi che consentano di ridurne la dose nel tempo. Nel cane l’Azatioprina è l’opzione più comune, previo monitoraggio dei linfociti che in alcuni soggetti potrebbero diminuire troppo con questa terapia. Nel gatto il Clorambucile è da preferire all’Azatioprina poiché questa specie è più sensibile agli effetti mielosoppressivi di quest’ultima.

La terapia topica può essere utilizzata quando la malattia è sotto controllo per aiutare a ridurre ulteriormente la terapia immunosoppressiva e per controllare e prevenire le infezioni cutanee, batteriche, micotiche o parassitarie.

A questo scopo è utile l’applicazione di unguento ai polietilenglicoli con allantoina (SANA MANTO) una volta al giorno per favorire la guarigione e prevenire le infezioni cutanee.

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